giovedì 23 giugno 2011

Al lavoro

Come ogni mattina mi sveglio alle 7 per essere al lavoro alle 8.
<<Toc toc .. Good morning Masta  >> è Monday che mi sveglia.
Masta è la versione modificata di Mister, si dice per rispetto a noi occidentali.
Durante la colazione prego Monday di non chiamarmi cosi, ma con il mio nome, cerco di fargli capire che il rispetto si guadagna, non è dovuto e poi del resto abbiamo la stessa età.
In Italia mi chiamerebbero Geometra o per cognome ma mai signore o Sir.
Finita la colazione vado alla macchina dove c'è un altro Italiano : Sportari.
Un vecchio di 71 anni, il Responsabile del Progetto.
<<Buongiorno, la mattina verrai con me, adesso andiamo a prendere il pakistano>>
è in ritardo e lo vedo dal suo volto contrariato.
Arrivato Bashir ci dirigiamo verso l'ufficio. Il traffico è da capogiro, per fare circa 4 chilometri ci vorrà quasi un'ora.
Vado a salutare Mossade il direttore amministrativo, beviamo il caffè e ogni suo discorso non è altro che di donne, anzi più che altro
delle parti intime femmili. Quando entra Neka un'impiegata locale, non la guarda negli occhi , se la strige a se per sentire bene il suo seno prosperoso.
E' una bellissima ragazza, dal corpo perfetto in ogni sua parte, le trecce le fanno da cornice ai suoi occhi grandi da cerbiatto e le sue curve sono da mozzare il fiato. Sorridiamo e ci presentiamo.
Mi chiama Sir, retaggio del colonialismo Inglese.
Vorrei aprire una parentesi su questo.
La Nigeria è uno degli Stati più popolati d'africa ha circa 200 milioni di abitanti, solo la ex capitale Lagos ne ha 20 milioni. Il nord è prevalentemente Mussulmano ed il sud Cristiano. E' stata dominata dagli Inglesi fino alla sua indipendenza nel 1960. Da allora vi sono succeduti varie dittature militari, fino alle elezioni democratice che portarono alla presidenza Shehu Shagari.
Ricordo che quando ero a Bakolori, lo accogliemmo sventolando le bandiere; ma quattro anni dopo ci fu un'altro colpo di stato e la Repubblica passò in mano ai militari.
Ricordo benissimo un soldato entrare in casa nostra, io i miei fratelli eravamo spaventati, ho ancora i suoi occhi nella mia memoria. Penso rimase sorpreso di vedere degli Italiani dalla pelle scura e forse questo ci permise di avere un trattamento diverso; mio padre, agitato, gli diede i documenti e poco dopo se ne andò.
Nulla cambiò nel nostro piccolo mondo di bambini, ma chissà al di fuori, di questo non so proprio nulla.

Non dobbiamo dimenticare la guerra del Biafra tra il 1967 -70 che causo milioni di morti, guerra per la seccessione del sud orientale prevalentemente Cristiano dal resto del paese Mussulamano.
Alla fine prevalsero i più numerosi Mussulmani, a mio parere questa guerra era solo per interesse, ottenere il controllo delle risorse petrolifere. E questo fa capire che multinazionali e dittatori volessero il controllo per arricchirsi.

Oggi è in una pace fittizia controllata, con l'alternarza di dieci anni tra un presidente Mussulmano e Cristiano.
Ma la guerra e le dittature hanno portato il paese in un baratro, dove l'inflazione è pesante, negli anni '80 una Naira valeva dalle 2 fino alle 3 mila lira; oggi per fare 1 euro ci vogliono 200 Naire.
La globalizzazione, ed in particolare i prodotti Cinesi, hanno reso meno povero questo paese, tutti si possono permettersi ogni cosa, consumismo a buon prezzo.
I prodotti a buon mercato, ma di pessima qualità, hanno permesso alla gente di sopravvivere, oltre a lavorare tutti che si danno al commercio per arrotondare.
Per contro, oltre l'inflazione, l'inquinamento è dalla mole spropositata. I rifiuti dei materiali sono immensi, vengono sotterrati o bruciati, deteriorando l'ambiente e questo provoca e provocherà nuove malattie, decimando la popolazione.
Un altro grande male è l'HIV, tanti sono i contagiati ed ovviamente le cure non esistono se non per chi se le può permettere.
Nella nostra azienda prima di assumere qualcuno gli si fa fare il test, ma poi si ammalano ugualmente e in seguito muoino.
Cruda, nera realtà, ma è tutta l'Africa a soffrire di questo male.
Le tradizioni, le religioni e i governi ne sono i principali responsabili, del resto non c'è modo migliore per assoggettare un popolo se non lasciarlo nella sua ignoranza.
Rispetto a 30 anni fa l'Africa era un posto migliore in cui vivere, la gente rideva di più.

Non ci può essere sviluppo, progresso se non c'è quello morale.

mercoledì 22 giugno 2011

good morning

Good Morning Monday, il cuoco riverente, mi prepara una buona colazione all'inglese.
Le uova hanno completamente un altro sapore rispetto a quelle in Italia, sono saporite, più buone sono più naturali.
Verruca il Capo Cantiere mi viene a prendere e andiamo verso il cantiere.
Ci vorranno 3 ore per arrivare a destinazione, la strada è dissestata, mi porta direttamente sui lavori; dove ad attendermi c'è un altro Italiano, Biellini.

<< ciao, piacere Alessandro>>; <<benvenuto, Biellini, dai andiamo a fare un giro lungo i lavori stradali>>.
Salgo nella sua pic-up e dentro di me dico, anvedi stò matto!!!, la macchina sobbalza in mezzo alle dune di sabbia, sembra di fare rally. La strada in costruzione è in mezzo alla palude, per cui viene da prima riempita con della sabbia e per permettere all'acqua di defluire ci sono anche dei ponti in costruzione.
Le macchine che utilizzano per fare i lavori hanno più di 20 anni, sono le stesse che hanno utilizzato per fare la diga di Bakolori nel Nord della Nigeria, proprio dove sono stato da bambino.
Il cantiere è fatiscente, come tutti gli impianti, mi chiedo come facciano a lavorare, il mio compito sarà quello di controllare i costi e i consumi.
Dopo il giro andiamo a pranzo e nel pomeriggio io e Verruca torniamo in città, presso la sede.
Mi presento al responsabile amministrativo, un vecchio ebreo italiano di più di 70 anni, Mossade.
Parliamo del più e del meno, ci sarà tempo per conoscerci e lavorare.
Mi dirigo verso il mio ufficio e li trovo un ragazzo Pakistano che si occupa di amministrazione.
Ha la barba molto folta, mi chiede di scusarlo ma è l'ora della prieghiera e in un angolo si mette a pregare.
Lo trovo strano, ma non mi sento per niente imbarazzato, dico a me stesso che prega anche per me.
Alle 17 finiamo la giornata e ci avviamo al campo in mezzo alla bolgia di macchine, sempre scortati dai Mopol.
Mi faccio una doccia e vado al bar in piscina a conoscere meglio i miei colleghi.
facciamo giusto 2 parole poi andiamo a cena e a letto presto, sono ancora stanco dal viaggio e dal caldo umido.

martedì 21 giugno 2011

Arrivo a Port Harcourt

Dopo circa 5 ore atterriamo a Lagos la capitale, la sosta sarà di circa 1 ora e poi via allo scalo finale.
Dal finestrino si vede ben poco, il tempo non è dei migliori e mi metto a guardare un film.
Verso le 17:00 comincia l'atterraggio su Port Harcourt, non riconosco nulla di quel paesaggio: è tutta una foresta immensa; tante palme ovunque.
Atterrati, prendo il mio bagaglio a mano e mi avvio all'uscita, un'aria calda umida mi bagna il viso.
Scendo gli scalini e mi avvio al terminal, se così si può chiamare, un semplice blocco di cemento fatiscente.
E' pieno di soldati e polizziotti, faccio la fila per la dogana ed in seguito ritirati i bagagli mi avvio al controllo.
Faccio 2 parole con la dogana e spiego loro che manco dalla Nigeria da ben 25 anni, mi chiedono se ricordo qualche parola e nella mia memoria affiora la parola "Yaro" che significa ragazzo/bambino; ridono, mi danno il ben venuto e mi lasciano andare.
Ad attendermi c'è Chief Emanuel, mi prende per mano, l'autista prende i bagagli e con il Mopol ( polizziotto di scorta) ci avviamo alla macchina. In Africa è normale che 2 uomini camminino mano nella mano, non c'è alcuna malizia Occidentale, a me fa un pò strano però l'apprezzo.
Il percorso per la città è raccapricciante, la strada è piena di buche , baracche ovunque , sembra di passare in un paese in guerra. Da lontano scorgo il fumo nero delle raffinerie, davvero impressionante, ci preoccupiamo tanto delle emissioni di Co2 nei nostri paesi e veniamo qui ad inquinare la loro terra.
Durante il tragitto, uno di loro, mi chiama Sir, l'altro Masta, cosi chiamano gli occidentali, chi ha più soldi di loro, chi ha il potere.
Eccoci entrare in città, il traffico è bestiale, sembra di essere in val padana per la nebbia, solo che qui è smog.
Decine e decine di giovani, donne, uomini bambini, vendono di tutto in mezzo al traffico, rischiando di finire sotto qualche macchina.
Le autovetture sono da sfasciacarrozze, tutte incidentate,  noi passiamo un pò più agevolmente dato che ho la scorta e un'autovettura con le sirene.
Sono stanco, ma finalmente arriviamo a destinazione.
In italia non mi hanno detto chiaramente dove avrei alloggiato, ho preferito non indagare troppo per non demoralizzarmi. E' una base militare dell'aviazione, all'interno c'è un campo ben attrezzato, i proprietari sono tedeschi. Passato il controllo entriamo nel campo, rimango stupito, sembra un'isola in mezzo a tanta rovina: al centro c'è una piscina ed un bar, con attorno tante casette, sembra quasi di stare in un resort.
Mi accoglie Verruca, il responsabile della produzione ( attività dirette in cantiere) lo saluto e andiamo a cena alla guest house, pe ril momento alloggerò li.
A cena si presenta ache un assistente di cantiere, Tavori, ceniamo quasi in silenzio, finito, ci diamo la buona notte.
Vado in camera da letto e dopo una bella doccia, mi butto nel letto.
Ringrazio il Signore per il viaggio andato bene e mi faccio cullare da mamma Africa fino ad addormentarmi.







martedì 14 giugno 2011

Viaggio nel continete africano

Si parte!! Si parte per l’Africa!! Ho solo ricordi di un altro tempo e a distanza di molti anni sembra di andare in un mondo parallelo; del resto quando si tornano a visitare i luoghi della nostra memoria le sensazioni non sono più le stesse, i paesaggi, la gente e noi stessi non siamo più gli stessi.
Ed è molto diverso il mondo di un bambino da quello di un adulto, si perde l’innocenza.
Tra due ore ho il volo per la Nigeria, destinazione Port Harcourt.
Nella mia mente cominciano a riaffiorare i ricordi: la terra rossa, i temporali, i piccoli villaggi sperduti nella savana, il fiume Niger con le sue piene e le secche……
Ho accettato di andare a lavorare in questo paese, oltre che per motivi economici data la grave crisi economica, anche per dare a questo Continente qualcosa, qui sono nato e qui ho vissuto molti anni.
Mio padre mi ha accompagnato all’aeroporto, anche lui è emozionato e forse pure un po’ preoccupato, ma la sua benedizione è il mio scudo contro il male, c’è quasi sempre stato nei momenti più difficili della mia vita ed ogni volta scopro sempre quanto più gli voglia bene.
Sono un uomo onesto, sognatore, filosofo, guardo sempre avanti, cerco di seguire il mio destino, che considero la mia guida, la voce del cuore. Ma ho paura, sento che tutto è così misterioso, sono solo, io è il mio viaggio, tutti i legami in questo momento si spezzano.
Mi imbarco a Parigi e già sento l’Africa entrare, sul mio volo osservo tutte queste nere, sono più grandi e si sente l’odore acre della pelle scura; mi viene in Ebraim il giardiniere, chissà dov’è e che cosa fa, del resto sono passati 25 anni. Ho vissuto per circa 4 anni a Bakolori, nella regione di Sokoto, mio padre mi portò assieme ai miei fratelli quando avevo ancora 10 anni. Faceva il Geometra per un’Impresa che stava costruendo una diga e adesso mi trovo a lavorare per la stessa azienda ed a tornare nello stesso paese.
Dopo il rapimento di 2 Italiani i lavori sono stati gestiti dai locali e sono andati a rilento, per cui io ed altri italiani stiamo andando per rimettere le cose in sesto. Per poco più di 3000 euro  ho accettato di andare, ho solo paura dei rapimenti che sono all’ordine del giorno.
Port Harcourt è una zona ricca di giacimenti petroliferi e le più grandi multinazionali sono qui per sfruttarli ed è per questo che i ribelli del Mende rapiscono gli occidentali. Ricordo un documentario sui questi ribelli e la cosa che mi impressionò era vedere il loro capo parlare alla telecamera con lo sfondo di un bar pieno di alcolici.  Essi vogliono che i proventi del petrolio vadano al popolo, ma in realtà anch’essi sono come chi li governa: crudeli, avidi e corrotti. E noi Occidentali? Noi li corrompiamo, li paghiamo affinchè tengano a bada il popolo. Lasciati nell’ignoranza, nella povertà e dominati con la forza.
Non dimentichiamo!! Ogni volta che ci vestiamo, mangiamo, accendiamo una lampadina è a loro discapito, siamo tutti colpevoli, ma anche ignoranti perché chi ci governa nasconde la verità. Solo con i nostri occhi possiamo vedere, capire la realtà.