Dopo circa 5 ore atterriamo a Lagos la capitale, la sosta sarà di circa 1 ora e poi via allo scalo finale.
Dal finestrino si vede ben poco, il tempo non è dei migliori e mi metto a guardare un film.
Verso le 17:00 comincia l'atterraggio su Port Harcourt, non riconosco nulla di quel paesaggio: è tutta una foresta immensa; tante palme ovunque.
Atterrati, prendo il mio bagaglio a mano e mi avvio all'uscita, un'aria calda umida mi bagna il viso.
Scendo gli scalini e mi avvio al terminal, se così si può chiamare, un semplice blocco di cemento fatiscente.
E' pieno di soldati e polizziotti, faccio la fila per la dogana ed in seguito ritirati i bagagli mi avvio al controllo.
Faccio 2 parole con la dogana e spiego loro che manco dalla Nigeria da ben 25 anni, mi chiedono se ricordo qualche parola e nella mia memoria affiora la parola "Yaro" che significa ragazzo/bambino; ridono, mi danno il ben venuto e mi lasciano andare.
Ad attendermi c'è Chief Emanuel, mi prende per mano, l'autista prende i bagagli e con il Mopol ( polizziotto di scorta) ci avviamo alla macchina. In Africa è normale che 2 uomini camminino mano nella mano, non c'è alcuna malizia Occidentale, a me fa un pò strano però l'apprezzo.
Il percorso per la città è raccapricciante, la strada è piena di buche , baracche ovunque , sembra di passare in un paese in guerra. Da lontano scorgo il fumo nero delle raffinerie, davvero impressionante, ci preoccupiamo tanto delle emissioni di Co2 nei nostri paesi e veniamo qui ad inquinare la loro terra.
Durante il tragitto, uno di loro, mi chiama Sir, l'altro Masta, cosi chiamano gli occidentali, chi ha più soldi di loro, chi ha il potere.
Eccoci entrare in città, il traffico è bestiale, sembra di essere in val padana per la nebbia, solo che qui è smog.
Decine e decine di giovani, donne, uomini bambini, vendono di tutto in mezzo al traffico, rischiando di finire sotto qualche macchina.
Le autovetture sono da sfasciacarrozze, tutte incidentate, noi passiamo un pò più agevolmente dato che ho la scorta e un'autovettura con le sirene.
Sono stanco, ma finalmente arriviamo a destinazione.
In italia non mi hanno detto chiaramente dove avrei alloggiato, ho preferito non indagare troppo per non demoralizzarmi. E' una base militare dell'aviazione, all'interno c'è un campo ben attrezzato, i proprietari sono tedeschi. Passato il controllo entriamo nel campo, rimango stupito, sembra un'isola in mezzo a tanta rovina: al centro c'è una piscina ed un bar, con attorno tante casette, sembra quasi di stare in un resort.
Mi accoglie Verruca, il responsabile della produzione ( attività dirette in cantiere) lo saluto e andiamo a cena alla guest house, pe ril momento alloggerò li.
A cena si presenta ache un assistente di cantiere, Tavori, ceniamo quasi in silenzio, finito, ci diamo la buona notte.
Vado in camera da letto e dopo una bella doccia, mi butto nel letto.
Ringrazio il Signore per il viaggio andato bene e mi faccio cullare da mamma Africa fino ad addormentarmi.
Dal finestrino si vede ben poco, il tempo non è dei migliori e mi metto a guardare un film.
Verso le 17:00 comincia l'atterraggio su Port Harcourt, non riconosco nulla di quel paesaggio: è tutta una foresta immensa; tante palme ovunque.
Atterrati, prendo il mio bagaglio a mano e mi avvio all'uscita, un'aria calda umida mi bagna il viso.
Scendo gli scalini e mi avvio al terminal, se così si può chiamare, un semplice blocco di cemento fatiscente.
E' pieno di soldati e polizziotti, faccio la fila per la dogana ed in seguito ritirati i bagagli mi avvio al controllo.
Faccio 2 parole con la dogana e spiego loro che manco dalla Nigeria da ben 25 anni, mi chiedono se ricordo qualche parola e nella mia memoria affiora la parola "Yaro" che significa ragazzo/bambino; ridono, mi danno il ben venuto e mi lasciano andare.
Ad attendermi c'è Chief Emanuel, mi prende per mano, l'autista prende i bagagli e con il Mopol ( polizziotto di scorta) ci avviamo alla macchina. In Africa è normale che 2 uomini camminino mano nella mano, non c'è alcuna malizia Occidentale, a me fa un pò strano però l'apprezzo.
Il percorso per la città è raccapricciante, la strada è piena di buche , baracche ovunque , sembra di passare in un paese in guerra. Da lontano scorgo il fumo nero delle raffinerie, davvero impressionante, ci preoccupiamo tanto delle emissioni di Co2 nei nostri paesi e veniamo qui ad inquinare la loro terra.
Durante il tragitto, uno di loro, mi chiama Sir, l'altro Masta, cosi chiamano gli occidentali, chi ha più soldi di loro, chi ha il potere.
Eccoci entrare in città, il traffico è bestiale, sembra di essere in val padana per la nebbia, solo che qui è smog.
Decine e decine di giovani, donne, uomini bambini, vendono di tutto in mezzo al traffico, rischiando di finire sotto qualche macchina.
Le autovetture sono da sfasciacarrozze, tutte incidentate, noi passiamo un pò più agevolmente dato che ho la scorta e un'autovettura con le sirene.
Sono stanco, ma finalmente arriviamo a destinazione.
In italia non mi hanno detto chiaramente dove avrei alloggiato, ho preferito non indagare troppo per non demoralizzarmi. E' una base militare dell'aviazione, all'interno c'è un campo ben attrezzato, i proprietari sono tedeschi. Passato il controllo entriamo nel campo, rimango stupito, sembra un'isola in mezzo a tanta rovina: al centro c'è una piscina ed un bar, con attorno tante casette, sembra quasi di stare in un resort.
Mi accoglie Verruca, il responsabile della produzione ( attività dirette in cantiere) lo saluto e andiamo a cena alla guest house, pe ril momento alloggerò li.
A cena si presenta ache un assistente di cantiere, Tavori, ceniamo quasi in silenzio, finito, ci diamo la buona notte.
Vado in camera da letto e dopo una bella doccia, mi butto nel letto.
Ringrazio il Signore per il viaggio andato bene e mi faccio cullare da mamma Africa fino ad addormentarmi.
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